riscatto laurea

Riscatto laurea: anticipare la pensione

Ambito di applicazione

L’ articolo 20 del decreto legge 4/2019 prevede che possano essere riscattati i periodi di corso di laurea corrispondenti ai periodi contributivi, quindi dal 1996 in poi. Ci si riferisce al sistema contributivo puro.

Anche se il lavoratore interessato ha versato contributi lavorativi prima del 1996, e il corso di laurea fosse ad esempio a cavallo tra il 1994 e il 1998, potrebbero essere riscattati solo gli anni 96 – 97 – 98.

Ad oggi la norma è applicabile a coloro che hanno al massimo 45 anni, ma in sede di conversione in legge ci sono proposte di modifica per eliminare questo vincolo anagrafico.

 

Il vantaggio dell’operazione

Il vantaggio di tale operazione è il costo forfettario. Quest’ultimo è legato al minimale previsto dalla contribuzione artigiani e commercianti a cui applicare l’aliquota di compunto dell’assicurazione generale obbligatoria (es. lavoratore dipendente) di riferimento.

Dunque il costo della laurea per ogni anno di riscatto sarebbe di 5000 euro, con la possibilità di dedurli fiscalmente dal reddito.

Resta invariata la condizione di spalmare l’onere in 10 anni.

Parte del provvedimento, in attesa di chiarimenti da parte dell’INPS, prevede che il riscatto laurea, così pensato, sarebbe utile per aumentare l’anzianità contributiva del lavoratore. Ciò è positivo perché permette di andare in pensione prima.

Ai fini della misura della pensione però, la somma versata non sarebbe utile all’incremento della parte contributiva della pensione stessa: rimarrebbe calcolata a prescindere da questo versamento.

Il lavoratore ci guadagnerebbe come pensionamento anticipato, rispetto al numero di anni che riesce a riscattare, ma l’importo della pensione non beneficia di alcun guadagno.

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