Vertenze di lavoro

Vertenze di lavoro

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INFO UTILI

Le vertenze di lavoro possono essere presentate in tutti quei casi in cui i diritti del lavoratore non vengono rispettati. Stipendi non pagati, benefit non goduti, mancato versamento del TFR, mancata emissione della busta paga. Ogni caso può essere valutato singolarmente, dal momento che esistono differenti casistiche per cui è opportuno aprire una vertenza nei confronti del proprio datore di lavoro.

COME TI AIUTIAMO

S.N.A.L.V., Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori, si prefigge quale obbiettivo primario quello di offrire a tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati la diffusione, la salvaguardia e la tutela del diritto-dovere al lavoro di ognuno di essi.

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Quali sono i termini e le tempistiche per effettuare una vertenza di lavoro?

I lavoratori possono fare ricorso, tuttavia hanno delle tempistiche da rispettare per far valere i propri diritti. Per richiedere ferie non godute, riposi settimanali non utilizzati o stipendi non pagati è obbligatorio presentare ricorso entro 10 anniOltre questo termine infatti i lavoratori non potranno più richiedere alcun tipo di risarcimento. Tale tempistica si riduce a 5 anni nei casi in cui si vuole richiedere il TFR maturato, l’indennità di buonuscita o il TFR. La prescrizione presuntiva inerente errori di calcolo nelle buste paga, va invece da 1 a 3 anni.

I principali e ricorrenti motivi per cui si presenta una vertenza sono:

  • licenziamento nel periodo di prova;
  • contratto a tempo determinato per un periodo eccessivamente lungo con continui rinnovi che dovrebbero portare poi ad un contratto a tempo indeterminato;
  • impossibilità di godere di ferie e permessi;
  • mancato riconoscimento della maternità;
  • licenziamento ingiustificato;
  • mancato pagamento di TFR;
  • salario, ferie e permessi non goduti;

Tuttavia chiunque può chiedere la verifica e quindi la fattibilità di una vertenza di lavoro a carico del datore. Qualora si ritenga che non vengano rispettati i propri diritti di lavoratore in termini di orario, compenso e soprattutto dignità umana, diventa un obbligo farsi valere.
La prima fase prevede sempre un tentativo di conciliazione in cui si cerca di raggiungere un accordo tra le parti onde evitare di dover proseguire la stessa in tribunale. In questo modo il lavoratore e il datore di lavoro trovano un punto di incontro negli interessi di uno e dell’altro.

Tutti i termini sopra elencati hanno validità a partire dal momento in cui cessa il rapporto di lavoro.

Vertenza di lavoro: implicazioni per il datore

La vertenza di lavoro è a tutti gli effetti una denuncia per controversia di lavoro e offre grazie al suo particolare modello termini di risoluzione piuttosto vantaggiosi. Rivolgendosi ad uno specialista sarà possibile far valutare la propria documentazione al fine di comprendere se vi siano gli estremi per procedere. Sono di fondamentale importanza:

  • buste paga;
  • contratto;
  • testimonianze di persone che hanno lavorato o comunque che siano informati su orari di lavoro del soggetto, mansioni, eventuali soprusi;

La vertenza sindacale dopo la prima convocazione in cui le parti cercano di giungere a un accordo soddisfacente prosegue con un ricorso giudiziario nel caso in cui il datore di lavoro si rifiuti di pagare le spettanze oppure il lavoratore ritenga la proposta di accordo non conveniente.

E’ naturalmente opportuno denunciare il proprio datore di lavoro se questi obbliga i dipendenti a lavorare a nero. Si tratta evidentemente di un abuso che implica il mancato versamento dei contributi previdenziali.
In tal caso il datore di lavoro è oggetto di una diffida che implica divieto di licenziare il lavoratore prima di 3 mesiregolarizzare la sua posizione entro 4 mesi, stipulare un contratto a tempo indeterminato con la riduzione dell’orario di lavoro o stipularne uno a tempo determinato con una durata di almeno tre anni. Nel caso in cui inoltre il lavoro nero superi il 20% degli impiegati l’azienda sarà sospesa e non potrà lavorare. 

Ovviamente il datore di lavoro dovrà sempre regolarizzare la posizione del dipendente e dovrà sempre versare quanto dovuto. Per questo si tende a precisare che le vertenze di lavoro hanno quasi sempre esito positivo. Il lavoratore che presenti causa giustificata e abbia modo di documentare quanto afferma sarà sempre vincitore della vertenza stessa.

Come presentare una vertenza di lavoro

Per procedere in questa direzione il lavoratore potrà agire sia durante il periodo di lavoro che immediatamente al termine del rapporto di lavoro. È bene non attendere inutilmente se si verificano dei casi in cui si vedono lesi i propri diritti. Il lavoratore dovrà fornire tutti le informazioni e le prove necessarie sia a livello economico che pratico. Se si giunge a una conciliazione si procede con la firma del verbale dinnanzi a un sindacato o in tribunale. Raramente il datore di lavoro procederà a versare nell’immediato quanto dovuto, più probabile che si verifichi una dilazione delle somme.

La prescrizione come indicato in precedenza può variare, è bene comunque ricordare che in linea generale per le aziende fino a 15 dipendenti il limite massimo è fissato in 5 anni pena la prescrizione dell’accaduto. Per tale motivo è opportuno muoversi nei tempi indicati e soprattutto a in tempi celeri al fine di tutelare al meglio i propri interessi. 

Qualsiasi dipendente riscontri nella sua situazione lavorativa delle anomalie è tenuto a palesarle al proprio datore per avere delle spiegazioni concrete. Qualora questi non voglia chiarire quanto accaduto o non fornisca motivazioni chiare, è possibile procedere con la vertenza di lavoro. Chiunque, indipendentemente dalla propria posizione lavorativa o dalla propria mansione, può chiedere supporto nel momento in cui vengono lesi i propri diritti. 
I costi possono variare, per tale motivo è bene procedere ad un’attenta analisi di quanto accaduto e di tutta la documentazione in possesso al fine di comprendere al meglio le dinamiche e gli eventuali corrispettivi.

Bisogna sempre porre la massima attenzione ai tempi in cui è possibile fare ricorso. Ribadiamo che vanno da 10 anni a 1 anno, a seconda dei casi.